Le motivazioni della giuria
PRIME 3 CLASSIFICATE
1) Nella Lontananza, Chiara Pinton
La lana avvolta nei gomitoli del cesto,
la voce che s'incrina
mentre discorri con le amiche
di chi c'era e non c'è più.
Il respiro quieto delle cose
con ordine riposte negli armadi,
la pace dei tuoi pomeriggi
che leggera s'insinuava
col colore grigio-verde dei tuoi occhi
tra le turbolenze rumorose del mio cuore
accorciando le distanze della lontananza.
Forse di più ti ho amata nel silenzio
dello spazio che ci divideva
quando disponevi le posate
per il pasto della sera
e poi vedevo l'ombra
che tu già conoscevi
rendere più grigi i tuoi capelli
lasciando in controluce il viso
in quel momento raro
in cui ci sorrideva.
LLa poesia Nella lontananza tratta il tema del ricordo: percorso difficile e pieno di insidie. Lo fa in modo delicato, convincente, scomponendo la tematica in due quadri distinti, associabili alle due strofe: il primo di tipo narrativo, il secondo mediamente lirico.
Nella prima strofa sono gli oggetti e le azioni ad avere la meglio: un gomitolo di lana, una voce che s’incrina, il respiro delle cose, tendono a spingere il ricordo di una figura cara, solo tratteggiata, in un tempo indefinito, opaco.
Emergono qui dei tratti fisici soltanto accennati: è il colore grigio-verde degli occhi a evidenziare una presenza-assenza tanto forte quanto evanescente.
Nella seconda parte della lirica, accanto agli oggetti, appaiono un viso in controluce, un sorriso, che riscattano l’epifania. Nella lontananza colpisce proprio per questa maestria del “narrare nascondendo”, associabile certo a qualche testo di Montale e, forse in modo più marcato, a Luciano Erba.
Sul piano formale il testo non eccede in facili lirismi ma si snoda in un linguaggio medio, oraziano, tanto che il componimento arriva al lettore in modo transitivo, permettendo una condivisione emotiva ineccepibile, cosa questa della buona poesia. Ivan Fedeli.
Ivan Fedeli
2) Nisha Q., Fabrizio BregoliNasco oggi. Appendice di fango
lo sconcio di una costola.
Sono gramigna, mala lebbra da ardere
la schiava dei campi di cotone
la madre inerme ai piedi della croce.
Tutte loro, sommate nel mio nulla.
E sono questa me, a me sconosciuta
la donna che sono e dimentico,
la sua eco feroce.
Quella di questa sera: il labbro rotto
gambe livide, un sesso enfiato.
E di una donna, che ne è dunque - solo
bianco che abiura, voce che si spez
za, frana - e cosa può essere mai. Vita
e suo spergiuro - Erba sfinita. Vento.La poesia seconda classificata, intitolata “NISHA Q.” di Fabrizio Bregoli, è un testo di forte intensità simbolica. In pochi versi, la voce dell’autore attraversa una genealogia di dolore femminile che sembra nascere con il mondo e insieme al mondo rinnovarsi nel presente.
Le immagini sono crude, quasi corporali, ma sempre sorrette da una tensione lirica. La donna che parla è, al contempo, molte donne: vittima, madre, schiava, corpo ferito, coscienza che resiste. Bregoli restituisce così una lingua spezzata e potente, dove ogni parola pesa e ogni frattura diventa senso.
Il risultato è una poesia che non consola, ma sa illuminare, con lucida pietas, una ferita antica quanto la storia umana.
Claudio Pagelli
3) Masaprævi, Riccardo Olivieri
(dialetto ligure)
A mi me tegnan adescio ancon à votte
e lagrime di merli drento à neutte
e i cianti contan cöse che non san
manco i ciù cäi, sciché me strenzo e man
e m'adormo, pregando 'nto me letto
o Bambin ch'a l'eo e o seu pecetto.
O seunno doppo o odoa de stæ.
Sgoan à fî d'aegoa i masprævi
scarlatti e bleu, imbriæghi d'imbatti,
insiemme a 'n cardæn, tra rocoli strasæ,
e mi, strion piccin, direttô d'orchestra,
son l'artefice de seu feliçitæ.
Libellule
A me tengono sveglio ancora a volte
le lacrime dei merli nella notte
e il pianto racconta cose che non sanno
neanche i più cari, sicchè stringo le mani
e m'addormento, pregando nel mio letto
il Bambino che ero e il suo pettirosso.
Il sogno che segue odora d'estate.
Volano a filo d'acqua le libellule,
scarlatte e blu, ubriache di riflessi,
assieme a un cardellino, tra roccoli laceri,
e io, piccolo stregone, direttore d'orchestra,
sono l'artefice della loro felicità.
Da Esiodo a Teocrito, da Virgilio a Leopardi, dai romantici inglesi agli attuali cantori della Eco Poetry di matrice anglosassone il rapporto Uomo-Natura è stato essenziale e fondante nella storia della poesia Occidentale. E’ lecito chiedersi quindi: cosa ci si può inventare oggi per dare nuova linfa a un terreno tanto battuto? Premesso che la Poesia sa sempre rinnovarsi, se non nelle tematiche, nelle infinite soluzioni che l’espressione linguistica riesce a proporre, un’importante ventata d’aria fresca può offrirla lo sguardo laterale e periferico della poesia neodialettale. Più volte premiato in passato al Daniela Cairoli, Maurizio Paganelli riceve il Terzo Premio con il testo in dialetto ligure dal titolo Masapraevi (Libellule). La poesia si divide in due sestine nelle quali l’autore mette a confronto quasi dicotomico presente e passato. In un’atmosfera intima e nostalgica il Poeta descrive la sua condizione attuale di disagio e solitudine (A me tengono sveglio ancora a volte/ le lacrime dei merli nella notte/ e il pianto racconta cose che non sanno/ neanche i più cari…). Nella seconda parte invece l’adulto sogna se stesso Bambino. Il sogno diventa uno spazio di fuga e di trasformazione. Le immagini sono più dinamiche e luminose (Volano a filo d’acqua le libellule/ scarlatte e blu, ubriache di riflessi…). Il Bambino si sente un piccolo stregone non per dominare la Natura ma per diventare artefice della felicità delle creature che l’abitano (cardellini, libellule, merli, pettirossi). Attraverso il sogno il Poeta recupera purezza e libertà perdute.
L’infanzia sopravvive nella memoria che si fa parola, e permette all’Adulto di ritrovare immaginazione, serenità, pace.Alfredo Panetta
POESIE MENZIONATE
In altre maniere
Sembrava tutto congelato
in una smorfia plastica sottile
Era il letargo dell'esserci e del sentire
che appannava l'anima
il farsi anonimi sui volti come estremi sforzi
in un arco teso da acquario-circo
o in un tacito guizzo nel perimetro di vetro
suoni vuoti sotto la superficie
E poi i rimedi
lasciar scivolare la noia dalle pinne
rendere stoico il pessimismo
chiedersi se tra le rovine sia possibile ricostruireCarla Forza
Madre grande mano
mano che monda ammantata
madre della madre mistero
del giorno dei fratelli
asciughi gli occhi alle tue rose
mendichi l'alba il suo nome
in petali e milioni di schegge il cuore
- attenta sta' attenta madre -
madre che aspetti e non ricordi
- neppure un gatto più sul terrazzo
a chi darai amore? -
scrivi un messaggio alla notte
affacciata alla tua brezza
“Qui
nevica
alle montagne"Antonella Caggiano
Nella luce che attraversa l'asola
s'impone lo sconforto del dito
che ne occlude il passaggio
Mia madre dice sempre
che il bottone alla giusta altezza
concede al tempo il suo respiro.
La qualità di un abito
è la meiosi tra chi cuce e chi indossa.Antonio Corona
Piedi firmati, piedi adolescenti,
piedi danzanti a un metro
dal parquet in rovere antico,
piedi irrequieti, venduti
per un litigio e costati una sfortuna,
piedi che si abbandonano alla cruna
della morte, dove il cappio non ha indugio.
Piedi feriti, piedi differenti,
piedi sformati, piedi adolescenti
senza una calzatura e senza faccia,
piedi che non bastano alle braccia
e fanno breccia nei proventi
delle multinazionali; piedi pestati
da piedi di maiali.
Piedi innocenti che cercano nel fango
un pasto per se stessi e un cellulare
per piedi lontani, firmati, capricciosi
che al primo vero errore inciamperanno,
piedi che danzeranno (e piango
mentre lo predìco)
a un metro dal parquet in rovere antico.
Gianluca D'Annibali
Nel gioco di agosto
eravamo parole in fila
in attesa di comprensione
fino a diventare pesci
con casa dietro gli scogli
nella sequenza di sguardi
che protegge la spiaggia dalle mareggiate
e così dimentica
quel profumo di corallo e glicine
misurando l'attesa dal prossimo temporale
quando il vento ci porterà via.Roberto Casati
Scarto temporale
Eppure lo pensavo ancora vivo
dici dentro di te, cos'è successo,
e quando? Ma ti accorgi che è grottesca
questa domanda, quasi inconcludente.
L'hai visto in giro con quell'aria assente
passare dietro casa, attraversando
la strada, e ti sei chiesto se parlargli
o tirar dritto come un sacerdote.
Ci credi - o per lo meno ci hai creduto -
al prossimo, purché ti scorra accanto,
ma non ci hai fatto caso: in quel momento
pensavi a te come se non ci fosse
nient'altro; quindi il tempo ha preso il largo.
Così ti ha sconcertato rivederlo
di là, su quella foto e rose finte
pensavi a te come se non ci fosse
nient'altro; quindi il tempo ha preso il largo.
Così ti ha sconcertato rivederlo
di là, su quella foto e rose finte
a fargli da corona, un po' sbiadite
perché d'estate il sole picchia forte.
Adesso è già novembre, un ingranaggio
perfetto dell'autunno, una sequenza
(l'ennesima), uno scarto temporale.Raffaele Floris
Trasforma la stagione
la pietra che ci abita – o che siamo.
Ora somigli – mi confessi – a un sasso
di fiume levigato...
E io mi riconosco in quella forma:
inerte e senza brecce
sul fondo ad aspettare
le secche, il raggio, i flutti
e l'ultimo mutare:
in ciottolo, pietruzza, sabbia, niente.Alfredo Rienzi
Gazusa e rigulizia
[dialetto brianzolo]
A la libertà di umber
cammina i sò penser
senza vultass indree
'l sù de la sira
intant ch' el piang
ultim lacrim de lus
Sarà facil vedè la luna
ginginada da litanii de stell
e sentì quei canzon stunaa
leger sui spall d'una storia
senza 'l pes canaja di ann
Sari i oeugg
perché giuvina 'riva la nott
e la porta 'na manciada d'or
un Pater Ave Gloria
dii a la svelta, la maestra
con la puesia a memoria
'na cursa sudada a l'uratori
la voeuja da diventà grand
cumè spila puntada
sul baver tirà sù de la vita
e sui laber un basin
de gazusa e reguliziaGiulio Redaelli
Gazzosa e liquirizia
Alla libertà delle ombre
cammina i suoi pensieri
senza girarsi
il sole della sera
mentre piange
ultime lacrime di luce
Sarà facile vedere la luna
corteggiata da litanie di stelle
e sentire quelle canzoni stonate
leggere sulle spalle di una storia
senza il peso canaglia degli anni
Chiudo gli occhi
perché giovane arriva la notte
e porta una manciata d'oro
un Padre Ave Gloria
recitato in fretta, la maestra
con la poesia a memoria
una corsa sudata all'oratorio
la voglia di diventare grande
come spilla puntata
sul bavero alzato della vitae sulle labbra un bacio
di gazzosa e liquirizia
LEGGI LE MOTIVAZIONI DELLA GIURIA
PRIME 3 CLASSIFICATE
1) Nella Lontananza, Chiara Pinton
2) Nisha Q., Fabrizio Bregoli
3) Masaprævi, Maurizio Paganelli
MENZIONATE
* Scarto Temporale, Raffaele Floris
* In altre maniere, Carla Forza
* Gazusa e Regulizia, Giulio Redaelli
* Piedi, Gianluca D'Annibali
* Nella luce che attraversa l'asola, Antonio Corona
* Madre grande mano, Antonella Caggiano
* Trasforma la stagione, Alfredo Rienzi

